Set 12 2016

IL MIO PAESE

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IL MIO PAESE NEGLI ULTIMI SEI ANNI E’ MIGLIORATO DI MOLTO . FINO AL 2009 OGNI SERA C’ERA UNA RISSA IN UN BAR O IN UN LOCALE PUBBLICO . SCAZZOTTARURE , BOTTIGLIATE , OSPEDALI , AMBULANZE ….IN OGNI MANIFESTAZIONE PUBBLICA UN IMBECILLE CHE GRIDAVA E SCHIAMAZZAVA , FACEVA CASINO E DISTRUGGEVA TUTTO . PER FORTUNA SONO DIVENTATI TUTTI CIVILMENTE DA AMMIRARE …BRAVA VOLTURARA, SI AVVIA VERSO IL PROGRESSO E LA SERENITA’

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Set 10 2016

Bittina sognava l’Argentina di Gitano

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Set 06 2016

MANCA SOLO SAN CARLO , PORTATO A RESTAURARE A NUSCO E SPERIAMO RITORNI PRESTO A PROTEGGERE IL NOSTRO PAESE

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bella foto della signora Mary Nardiello residente in Canada nella Chiesa Madre di Volturara tra i nostri Santi . Manca solo San Carlo , portato a restaurare a Nusco e che presto vedremo , lo spero vivamente , di nuovo a casa sua , dopo aver protetto il paese per 400 anni . Nel 1656 il 13 Agosto in pubblico Parlamento in Piazza  con il Sindico Iacobo De Meo , medico, e tutti i capi famiglia di Volturara fu eletto protettore di Volturara “per ora e per sempre”

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Set 03 2016

LA VITA E’ PIU’ BELLA NEL RICORDO DI CHI CI HA LASCIATO

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mi sono affacciato alla finestra e ho sentito le note dell’AVE MARIA  . Ho pensato a te e sono convinto che la tua presenza aleggiava nella piazza del paese . Ti ho visto sorridere con discrezione e felicità . E’ il tuo giorno , anche se pochi ricordano , e seguirai il loro cammino …. saluta anche tuo padre , un signore …..

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Ago 26 2016

1953 famiglia Feo Antonio ,pizzuchiello , foto ricordo prima di partire definitivamente per l’Argentina

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Foto ricordo del 1953 della famiglia di Antonio Feo , pizzuchiello , pozzella , prima di partire l’anno dopo , 1954 , per l’Argentina

Guglielmo Feo

Giovanna Marra , scorcia , madre di Antonio , il quale sta già in Argentina dal 1947 con il figlio Angelo .

Salvatore Feo

Giovanna Feo

Sara Feo

Licia Feo

la piccola Anna Feo

Il piccolo Nunzio Feo

Al centro della foto Filomena Risoli , moglie di Antonio , spereta .

per gentile concessione di Tony Feo di Salvatore ( Usa ) 

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Ago 26 2016

Corsa nei sacchi inizio anni 60

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Ago 24 2016

1958 al Dragone

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1958 al Dragone a sinistra Pasquale D’Andrea , a destra Michele Marrandino . Il giovane al centro per adesso sconosciuto ( foto Archivio Pasqualino D’Andrea )

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Ago 18 2016

16 AGOSTO 1916 , 11 GIOVANE VOLTURARESE IMMOLATO NELLA GRANDE GUERRA : RAFFAELE FRAPPAOLO 21 ANNI

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28 aprile 1895 – 16 Agosto 1916 sul Podgora  , VI battaglia dell’Isonzo                CENTO ANNI FA , ONORE ALLA SUA MEMORIA

Frappaolo Raffaele di Sabino e Rosa Risoli,soldato nel 11°  . Fanteria.morto per ferite

AVEVA DUE SORELLE

ALESSANDRA SPOSATA CON MICHELE ZIRPOLO NEL 1920

E FELICIA ARSILIA SPOSATA NEL 1922 CON ALESSANDRO LOMAZZO

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Lug 23 2016

esattamente 100 anni fa cadeva in guerra il 10 giovane volturarese .Marino Alfonso di Francesco e Filomena Risoli,soldato nel 65° fanteria . Morto in seguito a ferita.

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Alfonso Marino si era sposato a 25 anni con Tommasina Pisacreta nel 1910 e nel 1911 ha il primo figlio , Mario .

Deve partire in guerra con la moglie incinta e non vedrà mai i gemelli che nascono nel giugno del 1916  , Antonio e Immacolata . Ad un mese dalla loro nascita muore  sul costone Cima strada in val  Travignolo il 23 Luglio 1916 in seguito a ferita  .

La moglie si risposa nel 1922 con Antonio Morena e nel 1927 con  Michelangelo Vena , forse se ne va dal paese .

Come morì Alfonso è inumano perché i soldati furono attaccati dai nemici con il gas nervino che li tramortì . Furono finiti e uccisi con delle mazze ferrate  munite di punte

Nel periodo considerato, ci furono anche in altri scacchieri del nostro teatro di guerra, importanti operazioni di carattere diversivo, tentate per iniziativa dell’avversario o nostra. Fra le prime merita particolare rilievo il violento attacco compiuto dal nemico, con l’aiuto di gas asfissianti, nel settore di San Michele e di San Martino del Carso. Scopo di tale operazione era quello di ricacciare le nostre truppe sino sulle linee dell’Isonzo. L’attacco, preparato da qualche tempo, con grande cura e con la maggiore segretezza fu sferrato la mattina del 29 giugno. Col favore di un lieve vento spirante in direzione del piano, l’avversario lanciava prima contro le nostre posizioni dense nubi di gas che investivano tutte le nostre linee fra il monte San Michele e San Martino.

“In un primo momento, sotto l’influsso dei fulminei effetti letali o di annichilimento dei gas, fu possibile alle colonne nemiche, spinte subito dopo all’attacco, di penetrare in alcuni nostri trinceramenti. Ma accorsi prontamente i rincalzi, le valorose truppe dell’XI Corpo di Armata (21a e 22a divisione) e specialmente le fanterie delle brigate Regina, Pisa e Ferrara, sfidando gli effetti dei gas, con immediato violento contrattacco, sloggiavano ovunque l’avversario ma facendo anche 400 prigionieri. Alcuni di loro furono trovati in possesso di mazze ferrate, munite di numerose punte. Interrogati, confermarono di aver avuto l’incarico di finire a colpi di mazza i nostri soldati trovati tramortiti dai gas. L’ignobile attacco finì con il completo insuccesso delle truppe avversarie.

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Lug 17 2016

E POI DICONO CHE VOLTURARA E’ UN PAESE DI CAPRAI E PASTORI

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Maristella Marra , mia figlia , dopo i fratelli Angelo e Giulia ha preso anche lei 100/100 all’esame di stato al Liceo Classico ” Pietro Colletta” di Avellino vendicando definitivamente il padre che nel 1970 allo stesso Liceo prese un voto basso ( e se lo meritava) . Quello che mi gratifica però oltre misura è il risultato degli altri volturaresi
Zingariello Giuseppe alla Ragioneria 100/100
Feo Giovanni alla ragioneria 100/100
Picardi Sara all’Ipsia 100/100 . Se consideriamo che in tutta la Provincia i 100/100 sono stati una ottantina , occorre dire che i volturaresi si sono fatti onore e chi dice che Volturara è un paese di vaccari e pastori non ha capito un c…o . Siamo culturalmente i migliori della Provincia . Meditate gente , meditate …..

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Lug 08 2016

9) Petretta Francesco di Pasquale e Maria Santoro,soldato nel 129° Fanteria,morto per ferita alla testa , 7 Luglio 1916 in Val d’Assa.

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100 anni fa moriva il nono giovane soldato volturarese nella guerra 1915-18 .ONORE AL SUO SACRIFICIO ED ALLA SUA MEMORIA. Sui documenti risulta essere deceduto in Val d’Arna , ma dovrebbe essere Val d’Assa .

 

Petretta Francesco di Pasquale e Maria Santoro,soldato nel 129° Fanteria,morto per ferita alla testa.

Era l’unico maschio della famiglia con una sorella Maria Carmela sposata nel 1924 con Santoro Rosario

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Giu 24 2016

il nome degli emigranti di fine 800 con arrivo in USA e ARGENTINA

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http://www.ciseionline.it/2012/archivio.asp

 

 

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Giu 17 2016

UNA MEDAGLIA PER OGNI CADUTO NELLA GUERRA 1915-18

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SI PUO’ AVERE LA MEDAGLIA RICORDO DI OGNI CADUTO NELLA GRANDE GUERRA DEL 1915-18 CON NOME E COGNOME , GRADO E ARMA DI APPARTENZA .E’ GRATUITO . LA CONSEGNA AVVERRA’ CON UNA GRANDE CERIMONIA FINALE DI CONSEGNA AI FAMILIARIhttp://www.albodorograndeguerra.it/

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Giu 13 2016

BRIGANTI

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I CAPITOLO DEL ROMANZO DI EDMONDO MARRA ” ANIELLO RINALDI , LUOGOTENENTE DI LAURENZIELLO”

Nicola Rinaldi osserva la vallata dalla terrazza del castello mentre il sole alla sua sinistra cala dolcemente dietro la Cerreta. Le nuvole disegnano strane figure che spostandosi lungo i pendii delle montagne sembrano disegnare immagini in movimento , prese da storie d’altri tempi con orchi, spiriti e folletti . Sembra che la Natura partecipi alle sue tensioni interiori e lo accompagni nella sua sofferenza . Solo quando l’ultimo raggio della giornata si rovescia nella pianura e dipinge di un verde luminoso i prati pieni di stagni , un leggero sorriso spiega la sue labbra e una sensazione di benessere percorre le sue ossa .

“ Come è bello lo Otrale nei suoi variegati colori ! Da le stesse sensazioni del latte che scende dal seno materno o del succo da un ramo di castagno nel mese di maggio . Sembra che puoi stringerlo in un pugno , ma è tanto grande che ti fa perdere la strada . E’ una madre che ti allatta serena , ma partorisce belve feroci e assetate che ti sbranano e si divertono a buttarti nel dimenticatoio del silenzio . Non ce ne è uno che si salvi e sia da esempio . Le mie idee di un mondo migliore si sono perse nella grettezza del potere di una Nazione , che nata da ideali rivoluzionarie di libertà e di uguaglianza , si è fermata nella difesa dei ducati dei ricchi e dell’astuzia dei trasformisti e la mia voglia di fede si è infranta negli orrori degli omicidi commessi “ .

Ripensa a quel gruppo di suoi amici di dieci anni prima che aspettavano con lui l’arrivo dei francesi a Napoli per liberarla dal dispotismo del bigotto borbone e che oggi lo vedono come ladro e assassino da spazzare via . Lo hanno fatto diventare un corpo estraneo pericoloso per la stabilità sociale e sono pronti ad eliminarlo per continuare nei loro giochi di potere e di sopraffazione .

La rabbia sorda che sale fino a fargli battere le tempie viene frenata subito dalla paura per la sorte della sua famiglia . Sa che non può rischiare altri colpi di testa . Deve evitare altri lutti come la morte del cognato Giosuè Raimo e dell’amico Antonio di Feo , uccisi per colpa sua dalle guardie civiche , episodi che avevano mandato nello sconforto più cupo le mogli ed i loro piccoli figli . Ma non sa trovare una via d’uscita a quel vicolo che diventa sempre più stretto e sempre più buio . Non può trascinare nel suo infame destino il fratello Aniello , che deve pensare alla sue piccole e all’adorata Cesarea , deve liberarlo dal gioco perverso messo in atto da quelli della piazza con lo scopo di ucciderli entrambi .

La sera cala dolcemente ed il tintinnio delle mucche che tornano nella stalle dalla piana si perde in lontananza . Il richiamo di un gufo ripetuto ad intervalli regolari gli fa capire che i suoi amici stanno arrivando e che vogliono sapere se il campo è libero .Scende davanti al portone della Chiesa e risponde mettendosi le mani sulla bocca in un richiamo che risuona in lontananza e , dopo un poco , dai cespugli sbucano tre giovani che sorridendo si avvicinano alacremente .

“ Don Nicola , che piacere rivederti . Che ci hai portato di buono ?  , Michele De Cristofano è il primo a salutare abbracciandolo .

“ Smettila di chiamarmi come un prete , sai benissimo che non sono più diacono e che ho abbandonato la tonaca da più di un anno . Volevo diventare santo , ma questi mi hanno fatto diventare un diavolo da buttare all’inferno . Maledetti piazzaioli . Piuttosto , voi , come ve la passate in montagna ?

“ Ormai siamo abituati a questa vita di merda e speriamo solo che non ci prendano . Meglio dormire in una grotta e poter rincorrere una lepre , piuttosto che essere fucilato o mandato a marcire in galera come gli altri .A dire il vero , siamo in po’ a corto di cibo e con l’inverno che incalza , avremmo bisogno di carne essiccata e formaggio per sopravvivere ”

“ Non preoccupatevi per il cibo , ne ho portato a sufficienza . Il problema più importante è un altro.

Volevo comunicarvi che da oggi non ci vedremmo più e che in futuro dovete sbrigarvela da soli . Ormai ho deciso di rientrare nei ranghi e farmi i fatti miei . Dopo sette anni di vita sconsiderata voglio dedicarmi ai miei poderi e alla mia famiglia . Hanno promesso di perdonarmi il passato e come tenente della Guardia civica ho dimostrato di saper combattere quelli che non vogliono accettare il nuovo governo “ .

“ Don Nicola , non fartene una colpa . Le tue decisioni le abbiamo sempre accettate senza battere ciglio , ed anche stavolta ubbidiremo senza problemi . Meglio saperti al sicuro che in fuga da un esercito che ti vuole morto . Siamo poveri cristi destinati a soccombere e tali resteremo anche dopo morti . Sapevamo a che andavamo incontro e non possiamo certo cambiare la realtà . Ricordati che quando hai bisogno di noi , basta che fai un fischio e correremo al tuo fianco per proteggerti , per quello che possiamo . Lo dobbiamo alla memoria dei nostri compagni caduti e ai nostri trascorsi “ , Michele di Cristofano cerca di rincuorarlo , sapendolo in grave sofferenza e lo abbraccia di nuovo con grande trasporto .

Nicola di Feo , seduto sui gradini della Chiesa e con le mani tra i capelli sta quasi per piangere

“ Don Nicola , io sono solo un povero ragazzo e non merito questo destino . Non voglio fare la fine del nostro amico Carmine Pisacreta , impiccato al campanile della piazza . Non ho ucciso nessuno e non posso pagare a vita solo per una coltellata data in un momento di rabbia ad un delinquente , come Antonio di Meo , che con i suoi fratelli fanno il bello e cattivo tempo in paese . Voglio tornare a casa , sono stanco di questa vita “ .

“ Non è facile come credi . Per loro sei poco più che nulla  e si divertiranno a darti la caccia fino a vendicarsi dell’offesa , magari aiutati dai tanti loro amici che ti inseguiranno come un porcospino fino ad ucciderti . Li conosco bene . In altri tempi li avrei fatti scappare come conigli , ma ora devo stare calmo e non posso prendere iniziative , e tu Aniello , fratello mio , perché stai in silenzio , senza neanche abbracciarmi ?

“ Non so , mi sento strano in questo periodo . La fine del nostro amico Carmine Pisacreta mi ha lasciato scosso e amareggiato , e  poi penso sempre a mia moglie  , e alle mie due bambine . Lei deve partorire a mesi , e non vederla e starle vicino mi procura una sofferenza indicibile “ .

“  Cesarea sta bene e la gravidanza procede senza intoppi fino ad adesso . Le nostre sorelle l’aiutano in tutte le faccende e la consolano per la tua assenza . Ma piuttosto , da quello che mi state dicendo , vedo che non ve la passate bene , e mi fate soffrire . L’unica idea che mi viene è cercare di convincere allora il Sindaco e Don Giacomo Bottigliero ad aiutarvi in caso vi facciate catturare . Non so se è la soluzione migliore e non so neanche se vale la pena tentare . Vediamo che ne pensa nostro zio Don Mattia e decideremo sul da farsi .“

Si salutano abbracciandosi  e Nicola , dopo aver consegnato loro i viveri che aveva portato , si avvia verso il paese . Il cavallo scende con lentezza per il vecchio sentiero , mentre mille pensieri ritornano nella mente , e tanti volti si sovrappongono nei ricordi . Sette anni di vita maledetta , iniziati per un ideale di giovane studente , attratto da parole che riempivano la bocca e la mente al solo pronunciarle “ liberté , fraternité , egalité . Alberi della libertà piantati di nascosto in piazza appena nove anni prima , e quel gruppo di giovani studenti che discuteva ogni sera sugli avvenimenti che infiammavano il Regno , con il borbone ignominiosamente in fuga ed il vento di libertà in ogni paese . Poi il primo morto . Aveva 19 anni , come lui , Ferdinando Pennetti , ed era stato uno dei primi a piantare l’albero della libertà nell’atrio dell’Ospedale “ degli Incurabili “  e ad accogliere i francesi a Napoli il 23 Gennaio del 1799 . Raccontava le sue avventure nella liberazione di Napoli dal giogo oppressivo del tiranno e parlava sempre dei personaggi che avevano rimpiazzato il Governo in fuga .

Lo avevano trovato ammazzato il primo Aprile dei quell’anno in un vicolo di Salza .

Era seguita la restaurazione borbonica , la morte del padre e del nonno e quella voglia di essere libero da imposizioni e costrizioni . Ne parlava sempre in casa con il cognato Giosué Raimo  e con Antonio di Feo , il marito della sorella di Giosué che la pensavano come lui ed avevano deciso di creare un gruppo di guastatori , che mascherati come gli eroi delle antiche letture , dovevano mettere in paura le Istituzioni creando disordine e paura . Aniello , poverino , li ascoltava con l’ingenuità dei suoi diciotto anni e pretendeva di seguirli in ogni loro avventura . Nemmeno il matrimonio con la bella Cesarea Marra lo aveva distolto dal seguirli . Ma come era straordinario  , dopo le rapine , spartire nel deposito il bottino e magari portare a qualche amico bisognoso tutto il ben di Dio che accumulavano in gran quantità . Poi erano arrivate le prime chiacchiere sul loro conto , per capire la provenienza di tutta quella roba regalata e le prime indagini , fino alla latitanza del 1805 nelle grotte del Termino per sfuggire alle retate del tenente Ettore de Conciliis , mandato a distruggerli . Quanti sbandati su quelle montagne , e quante vite perdute , uccise dal freddo e dalla fame  , e quella crudeltà che nasceva dall’odio e dal rancore di non poter tornare in casa , se non qualche volta , di notte e di nascosto per rivedere la famiglia , sfogata troppo spesso ad accettate su qualche povero cristo capitato sul loro cammino per caso .

E la vita all’aria aperta a bere ad una fonte scavata nella terra o a rincorrere un cervo per farne carne da cuocere . Vita , scombussolata da repentine fughe per l’arrivo dei soldati , anticipate da contadini a cui nessuno faceva caso , ma messi apposta per avvertirli con suoni e rumori convenuti, o da improvvise sortite per derubare i viatecali pieni di soldi da spendere nei mercati di Gravina e correre a perdifiato sui  cavalli dentro le selve , deridendoli  e sparando all’impazzata in aria per festeggiare, liberandosi dei cappelli e dei mantelli usati per non farsi riconoscere . E le lunghe , interminabili chiacchierate vicino al fuoco dove ognuno raccontava la sua storia e piangeva per una moglie lasciata o un figlio da rivedere . Qualcuno nuovo arrivava per un omicidio commesso o un furto scoperto , qualcuno se ne andava per un scontro a fuoco con i soldati finito male , fino al 1806, l’anno dei cambiamenti .e della speranza .

L’arrivo dei francesi a Napoli , come sperato , porta cambiamenti sociali epocali , e la possibilità di redimersi . Ne aveva approfittato e con l’aiuto dello zio prete Don Mattia e delle sue amicizie era riuscito a ritornare in paese , riprendendo gli studi per diventare sacerdote , il suo antico sogno da ragazzo , rispondendo anche alla volontà del nonno Domenico . Me il susseguirsi degli avvenimenti aveva deciso però diversamente del suo futuro e , lasciati gli studi , era diventato tenente della guardia civica . Alla fine doveva andare a caccia di coloro che erano stati suoi amici e non poteva durare a lungo . I trasformisti erano riusciti a mantenere il loro potere e la divisione delle terre premiava i soliti ricchi marpioni senza un’equa ripartizione . Il carattere impulsivo , la voglia innata di comandare e di decidere a modo suo avevano preso il sopravvento e lo avevano fatto ricadere negli antichi errori . Con Carmine Pisacreta , Antonio di Feo , il fratello Aniello, ed i cognati Giosuè Raimo e Giuseppe Marra aveva costituito il gruppo facendo paura a tutti e spadroneggiava nel paese . La reazione era stata immediata e feroce . Il comandante della Gendarmeria provinciale Don Antonio Giordano , sobillato dai notabili della piazza , era intervenuto di persona e nel volgere di alcuni mesi aveva ripreso il controllo della situazione . Erano stati eliminati Giosuè , Antonio e Carmine ed ora si preparava l’offensiva finale .

Il cavallo si ferma davanti alla stalla e Nicola , ripresosi dai tanti pensieri , lo accompagna all’interno , salendo poi al piano superiore verso la cucina di casa . E’ l’ora del rosario , e  trova Don Mattia che recita le preghiere , mentre le donne ripetono le parole con un ritmo monotono , ma intenso . Si ferma sulla porta e da lontano partecipa meccanicamente alle preghiere , mentre la mente torna a rincorrere i suoi incubi e cerca di immaginare il futuro per non ritrovarsi impreparato a situazioni che potrebbero compromettere l’esistenza sua e dell’intera famiglia . Non ha molta paura per se stesso , ma trema per la sorte del fratello Aniello , così impulsivo e così irruente con due figlie e la moglie incinta di cinque mesi , e per le sue donne così indifese e sole ; la madre Anna , troppo presto vedova con sette figli da portare avanti , la sorella Maria vedova di Giosuè a 25° anni e due bambine , la sorella Lucia con quattro figli ed un marito che rischia di essere ucciso come lui,la sorella Catarina che vuole sposarsi con il suo Antonio e non si rende conto dei pericoli incombenti . L’unica speranza la ripone nel fratello Giovanni , il più piccolo ed il più equilibrato della famiglia che ha già dato l’erede Ferdinando e che è tutto casa e lavoro con la moglie Antonia.

La voce di Don Mattia che ha finito di recitare il rosario lo riporta alla realtà

“ Nicolino , entra ! ti stiamo aspettando con impazienza . Raccontaci di Aniello e di Giuseppe . Come stanno ? “

“ Li ho trovati abbastanza bene , anche se demoralizzati e preoccupati . Ormai la situazione è degenerata e difficilmente si potrà uscire da questo vicolo cieco . Abbiamo provocato un terremoto gigantesco e sembra che tutto l’esercito francese del Principato si diriga su Volturara per distruggerci . L’orribile fine di Carmine Pisacreta usata come monito per tutti , dimostra la cattiveria dei francesi e non lascia presagire niente di buono per il futuro . Mi affido come sempre alla tua esperienza , per farci uscire indenni da questa situazione “.

“ Certo non è una questione facile da risolvere , ma forse se facciamo un mea culpa evidente , potremo chiedere perdono e con qualche anno di carcere possiamo salvare la pellaccia a tutti quei nostri amici . Dobbiamo far capire ai francesi che alla fine non hanno le prove che abbiamo ucciso qualcuno e che tutti sono pronti a pagare il loro debito alla giustizia . Domani è San Nicola , la festa del nostro Patrono e , dopo la processione cercherò di convincere l’Arciprete ed il Sindaco , nostri parenti , a mettere una buona parola per i latitanti con le autorità di Avellino con la speranza che accettino . Ma adesso riposati e cerca di mangiare qualcosa , altrimenti rischi di cadere malato con tutti questi pensieri “  .

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Giu 04 2016

3 Giugno 1916 , 100 anni, fa cadeva in guerra Giuseppe Di Meo , 8° vittima volturarese , 23 anni

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3 Giugno 1916

Di Meo Giuseppe di Michelangelo e Rosina Del Percio,               contadino,soldato nel 141 Fanteria

DISPERSO sul monte Cengio

nato 9.9.1893

23 anni

 

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Mag 29 2016

D’ELIA ORIGINI E STORIA DELLA FAMIGLIA . RICHIEDI A e.hirpinia@tiscali.it

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LIBRO CON STORIA DELLA FAMIGLIA D'ELIA

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Mag 28 2016

7) BUONOPANE MICHELE DI DANIELE E ANTONIA SARNO CADUTO SUL COLLE CAMPIGLIA IL 28 MAGGIO 1916, GIUSTO CENTO ANNI FA

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DOPO UN INVERNO SENZA VITTIME , I COMBATTIMENTI CONTRO L’AUSTRIA NELLA I GUERRA MONDIALE RIPRENDONO NEL MAGGIO DEL 1916.

IL SETTIMO GIOVANE VOLTURARESE CHE CADE SUL CAMPO DI BATTAGLIA E’

MICHELE BUONOPANE ( NELLA FOTO , MOSTRATA DAL NIPOTE GENEROSO CRISTOFANO ,E’ CON LA MOGLIE  )

NATO IL 16 OTTOBRE 1888 , SI ERA SPOSATO NEL 1912 CON MARIA LUISA MASUCCI E NEL 1913 AVEVA AVUTO LA PRIMA FIGLIA ANTONIA . QUANDO PARTE PER IL FRONTE NASCE LA SECONDA FIGLIA , MARIANNA , CHE NON HA MAI VISTO , IL 16 GIUGNO 1915 . CADE SUL COLLE CAMPIGLIA IN SEGUITO A FERITE IL 28 MAGGIO 1916 ALL’ETA’ DI 28 ANNI .

 

 

 

 

 

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Mag 08 2016

I TUOI ANTENATI TE LI CERCHIAMO NOI

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la ricerca dei propri antenati è una molla della cultura . Conoscere le vicende di chi ci ha permesso di arrivare su questa terra è un omaggio al loro ricordo . RICHIEDI IL LIBRO CON LA STORIA DELLA TUA FAMIGLIA . POSSIAMO ACCONTENTARTI FINO ALLA 15* GENERAZIONE

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Apr 22 2016

LE CORNAMUSE DI SENERCHIA

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DA STORIA E STORIELLE DI EDMONDO MARRA

 

Arriva in taxi da Sorrento con la moglie in una calda mattinata di settembre e si dirige alla Parrocchia in cerca della bisnonna partita da Volturara a fine ottocento . Le notizie sono nulle , perché il cognome trasformatosi in inglese non permette l’identificazione . Di Mourondo a Volturara non è mai esistito nessuno ed il prete lo manda al Comune . Nessun risultato ed arriva a casa , conscio però di non poter ritrovare le proprie radici .

Quel cognome proprio non esiste e l’unica Petronilla nata intorno al 1869 è Petronilla Marano . Chissà se è lei , ma la storia che racconta è di quelle che ti aprono il cuore e ti riportano indietro nel tempo .

Emidio è di Senerchia , e come tutti gli anni parte con la castellana e le cornamuse dal suo paese per arrivare a Montevergine . Tappa obbligata a Volturara , dove il popolo aspetta con fede e devozionela Madonnaper accompagnarla a piedi fino al Santuario . Petronilla lo conosce e se ne innamora durante il pellegrinaggio , in un crescendo di ingenuità , fede e amore , ma anche di povertà e voglia di migliorarsi . Immediatezza e schiettezza , giovinezza e freschezza che diventano unione indissolubile per tutta la vita e la voglia di terre che promettono lavoro . E’ fine 800 e stranamente non vanno in America , come tutti gli altri , come milioni di altri. Vanno in Inghilterra e vi restano per sempre . Perdono i nomi ed i cognomi, ma l’eco della loro avventura resta per oltre un secolo, e poi ….. , come se un messaggero la riconsegnasse a noi per non farla dimenticare , per non consegnarla alle nebbie del tempo . E la riceviamo per depositarla agli altri , sperando che serva da esempio per chi ripercorre il loro cammino in una emigrazione senza tempo e senza nomi e risvegli un sentimento d ingenuità in un mondo povero di sentimenti e di buoni pensieri .

E ti accorgi e ti ricordi che l’emigrazione , nella sua drammaticità iniziale è la molla della conoscenza dell’uomo che dai primordi del mondo ha girovagato in cerca di un avvenire migliore per se e per i propri figli e che da questo continuo spostarsi ed incrociarsi nascono perle che riverberano le gioie del mondo .

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Mar 08 2016

STORIE E STORIELLE di Edmondo Marra prefazione e I capitolo 2005

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Edmondo Marra

 

Benvenuti nella Terra della Voltorara

 

 

 

Volume III

Storia

e

storia e storielle

Il disegno di copertina è di Maristella (2005 )

 

 

 

Scrivere di Storia è per specialisti  della materia , dotati di rigore di ricerca e capacità di sintesi, ma raccontare il passato condito di verosimile e di soggettivo può essere un metodo per avvicinare gli altri alla conoscenza di un mondo che non interessa più a nessuno, senza grosse pretese ma con lo scopo di far sorridere o riflettere su vicende che più o meno hanno interessato nostri antenati.

E tutto ebbe inizio una sera d’inverno del 2002,quando con mio figlio andavo a dormire da mio padre al Campanaro per tenergli compagnia .Era ultra novantenne, ma con una freschezza mentale che faceva impressione e farlo parlare di quello che si ricordava di Volturara fu facile e piacevole.

 

 

 

 

 

 

 

- Figlio mio,ne ho viste e sentite tante che non saprei da dove incominciare. Sono stato in Piazza per più di 70 anni e sono arrivato al 2000 facendomi i fatti miei e cercando di non calpestare i piedi a nessuno. Non lascio niente e scomparirò nel tunnel della morte come migliaia che ho visto andare via , ma il consiglio che ti do è di lasciar perdere tutto e di pensare solo al lavoro e a dedicarti alla famiglia , perché in questo paese è tutto perso!  L’isolamento della valle porta di per sé egoismo e grettezza , e più ignoranti sono, più cattivi si manifestano. E maligni ! , sono maligni e cazzomio fino all’inverosimile con tre  << facce >> come le palle di Bartolomeo Colleoni , una davanti , una di dietro e una all’occorrenza.

Guardano i peli negli occhi degli altri e non vedono le travi nei loro.

Criticoni e cascettoni  , cercano padroni per essere protetti e per comandare sugli altri , senza regole , in base a principi di prepotenza e sopraffazione. Se sei buono di cuore, per loro sei un fesso. Se hai valori rischi di passare per un “fissato”. Allora si calmano , quando te ne sei andato o godono a passarti davanti senza salutare in segno di spregio. E’ stato sempre così ! carnefici e vittime nello stesso tempo, come in una polenta che si gira nella pentola ed è sempre la stessa.. E portano la loro grettezza e la loro protervia in quella strada versola Cerreta, accompagnati da improperi mentali , o bisbigliati in crocchi , che spingono il corteo come in un soffio gelido e cupo per allontanarli forse più velocemente e per sempre dal ricordo dei più.

Un paese senza storia e senza nomi, dove importante è buttare tutto nello schifo, per non creare né valori né miti, in un gestire quotidiano senza controlli , che alla fine penalizza tutti.

Le storie che mi chiedi di raccontare partono da lontano e hanno fatto il cammino di questo popolo. Sono per lo più storie di miseria e povertà, ma qualche volta erano storie piene di umorismo ed umanità , semplici ed immediate.

Di questo secolo che ci ha appena lasciato ricordo nitidamente il Terremoto del 1980 ,la IIguerra mondiale , il Fascismo ,la Iguerra mondiale , Vito , Coremo , Cappiello e le tante,le troppe guerre per le elezioni politiche ed amministrative per il predominio di alcune famiglie sulle altre , per “comandare” senza risolvere alcun problema serio , ma solo per  soddisfare i loro capricci e quelli dei tanti che ci campavano attorno. Se ne salvano pochi in tanti anni e quei pochi all’ultimo se ne sono dovuti andare chiusi nella morsa delle cattiverie e delle malignità. Posso sembrarti pessimista , ma questo paese non ha mai prodotto niente di buono e quel poco che poteva essere costruito lo hanno buttato nel fango della dimenticanza. Un tira a campare senza programmazione che ha arricchito i furbi e buttato gli altri nel baratro dell’emigrazione , della povertà e dell’ignoranza. Oggi queste cose possiamo dirle . Ne possiamo perlomeno parlare, ma  fino a pochi anni fa dovevi calare la testa e gli occhi quando passavi davanti a loro e con la coppola in mano potevi al massimo dire “ aggi pacienzia ” , in segno di sottomissione e di rispetto , per una necessità economica o sanitaria che veniva o non veniva soddisfatta solo per mero capriccio o per sfizio . E si trattava di necessità serie ed urgenti per un figlio che non aveva da mangiare o che era ammalato grave e non si avevano i soldi per le medicine. Il potere era tutto in mano a loro , le proprietà erano tutte in mano a loro,la Chiesaera in mano a loro ed ai loro figli. Noi avevamo solo i valloni per i nostri  bisogni fisiologici e gli alberi di mele rosse per soddisfare una fame che non ti lasciava mai.

Si salvava chi aveva un poco di proprietà e la casa , che più che casa era un tugurio dove dormivamo in troppi , mangiavamo in troppi e vivevamo a stretto contatto con la vacca o l’asino della stanza affianco. Aleggiava tra i vicoli e nelle case una puzza di sterco di animali che solo l’aria bellissima della campagna ci faceva dimenticare per un poco .

Si partiva di mattina alle quattro e si tornava la sera tardi , per poi ripartire e tornare con in tasca un pezzo di pane di granturco sempre più duro e sempre meno masticabile .

Nessuno sapeva niente , nessuno sapeva scrivere , andavamo in campagna o in montagna e tornavamo dalla campagna o dalla montagna.

La domenica ed i giorni di festa erano un po’diversi , quando con l’abito meno sporco andavamo in chiesa ad ascoltare la messa e vedevamo i chiazzaiuoli che andavano avanti e indietro a discutere animatamente su non so quali problemi. Per sfuggire a tanta miseria molti scappavano in America con un odio ed un rancore verso tutti . Qualcuno ritornava coi debiti del viaggio , ancora più povero di prima. Pochi riportavano indietro la pelle e qualche risparmio per costruirsi una casa o comprare un pezzo di terra per sfamare la famiglia. Altri cercavano di arruolarsi nei Carabinieri , ma era difficile perché le informazioni le davano a modo loro , come sempre. Io non fui accettato perché il padre di mia madre , nonno Nicola , era stato in carcere dopo il 1861 per problemi di brigantaggio.

Quando ero malato nel secondo dopoguerra , la sera veniva spesso a trovarmi tuo nonno Costantino. Era un pozzo di conoscenza ! Trascorrevamo serate intere a parlare del passato e dei tempi di una volta , quando più grande era la miseria e più forte il senso dell’amicizia e della solidarietà tra le famiglie.

Una sera gli chiesi di parlarmi della sua infanzia . Lo vidi mettersi con lentezza le  mani ad accarezzare i capelli e chinare il capo , poi come in trance , incominciò a parlare

<< Dell’infanzia ricordo poche cose e due code , quella delle vacche da portare al Dragone a pascolare e quella dell’asino che dovevi tenere ben stretta per non sentire più di tanto la fatica a salire alla montagna a raccogliere legna .

E la guerra . Ricordo la preoccupazione di mia madre per le notizie che arrivavano dal fronte , dalle Alpi. Ogni mese uno o due giovani morti . Ogni giorno il pensiero che potesse arrivare la notizia che era toccato anche ad uno dei suoi familiari .Un continuo informarsi , poi il mormorio su un nome che diventava voce popolare in poche ore ed era una lenta e mesta processione verso la casa dello sfortunato ragazzo a consolare il dolore di una madre o il silenzio duro di un padre che aveva perso un figlio per una guerra che nessuno voleva e di cui nessuno conosceva le ragioni . Toccò anche a noi e non riuscimmo a farcene una ragione. Mio fratello Michele , appena sposato , lasciò la propria giovinezza su una montagna sperduta ,

dilaniato da una granata . Era il 1916 ed io mi salvai , grazie a lui che era già partito al mio posto. Ma la chiamata alle armi non si arrestava mai , e ragazzi sempre più giovani venivano prelevati e portati via dai Carabinieri senza sapere dove andavano e se e quando sarebbero ritornati. Molti diventavano disertori nascondendosi dentro le “mete di paglia”, quegli enormi accumuli di paglia che servivano da riserva per gli animali per l’inverno. Alla fine ne morirono oltre sessanta.

Quello che ricordo ancora nitidamente è il volto scavato , ma austero del mio dottore , Don PietroAntonio Pennetti , che mi voleva tanto bene e mi raccontava sempre storie antiche di orchi e di briganti . Diceva sempre , anche se io non gli credevo , che i briganti li aveva visti davvero , e che anzi lo avevano sempre rispettato e lo avevano anche chiamato qualche volta in montagna a curare qualche loro compagno ferito. Vecchio e ammalato ,

tornava la sera dal Comune dove svolgeva la funzione di Sindaco del paese , e spesso veniva a prendermi a casa perché restassi con lui e la moglie a cena.

Aveva una casa grande piena di belle cose e dei grandi quadri alle pareti .E mi incantavo a guardare quei personaggi austeri , seri in volto con barbe lunghe e tutti con una penna in mano, che seppi poi essere lo stemma di famiglia.

“Don dottore” , così lo chiamavo , mi spiegava ad uno ad uno chi erano e quello che avevano fatto per Volturara. In particolare si soffermava sempre pensieroso , davanti al ritratto di un uomo con la barba lunga e occhi fissi in lontananza , ma dallo sguardo dolce e accattivante.

<< Questo è mio nonno Pietro , mi disse una sera , e poi continuò , visse più di novanta anni ed ha visto tutto quello che è successo in questo paese anche prima della rivoluzione francese. Nacque nel 1734 e morì nel 1824 , ebbe 5 maschi e 4 femmine che sposò alle migliori famiglie volturaresi e irpine.

Tante storie che ti ho raccontato le ho apprese da lui , tramite mio padre , che me le trasmetteva quando ero piccolo come te , davanti al fuoco nelle sere d’inverno sempre piene di neve.

Erano altri tempi. Per andare a Napoli ci voleva una giornata e la vita si svolgeva sempre in questa pianura e tra queste montagne , sempre piene di banditi pronti a spararti se non gli davi quello che volevano. Chi poteva , girava armato e chi possedeva , come la nostra famiglia , aveva uno o più guardiani che ci accompagnavano in giro per preservarci da brutte sorprese. La gente si alzava la mattina prima dell’alba e tornava a casa all’imbrunire dopo una giornata faticosa in campagna , che brulicava di gente e di animali. In piazza i soliti mestieranti pronti ad azzannarsi tra di loro o ad allearsi all’occasione propizia contro altri per avere il sopravvento. C’era un Consiglio comunale quasi ogni giorno e si fittavano i terreni comunali. Chi aveva soldi poteva aumentare il capitale . Gli altri dovevano accontentarsi di ricevere la terra in sub affitto ( alla parte ) da questi grandi affittuari , che appoggiati da due o tre famiglie, mettevano i prezzi che volevano , anche con la forza. Alla fine non solo non pagavano l’affitto , ma si impossessavano dopo alcuni anni dei terreni e con complicità di familiari e amici sul Comune ne divenivano proprietari. Oltre l’affitto pretendevano che i contadini dovevano portar loro gratis la legna per l’inverno , ed erano processioni lente e continue al Terminio con quegli asini , talmente sovraccarichi con un incedere lento e faticoso , che ti dava l’idea di cosa fosse la fatica . Le mogli poi dovevano lavare sempre gratis “ i panni ” alle loro signore ed erano decine e decine che si mettevano sotto la cascata del torrente al vecchio mulino a lavare coperte e lenzuola nell’acqua corrente , trascurando figli e famiglia . Capitava spesso che se le portavano anche a letto , in una specie di jus primae noctis ripetuto nel tempo. Guai a ribellarsi. Arrivava la miseria più nera , perché nessuno ti accettava più come affittuario , per una solidarietà di cattiveria tra loro, ed al primo furto di vivande o alimenti per sfamare i figli ti arrestavano per mesi. Chi aveva soldi faceva il servizio militare in paese nella guardia civica , gli altri scelti con bussolotti  quasi sempre falsificati venivano mandati alla guerra a morire . Chi non voleva partire era costretto a scappare sulle montagne per poi essere ucciso da bandito . La sera , al calar delle tenebre , nel buio assoluto per passare da una casa all’altra si munivano di un tizzone ardente , preso dal fuoco , per farsi luce nei vicoli pieni di fango e di merda di vacca. C’era un funerale ogni giorno . Morivano giovani, bambini e vecchi .Molti nascevano già morti e molte mamme morivano con loro. E poi tanti preti , troppi ! Da piccolo , un giorno, ne contai 29 , nella sola Chiesa Matrice in piazza .

Le Chiese erano 5 fino al 1856. Tre in piazza ( Chiesa Matrice di San Nicola, Oratorio a sinistra della Chiesa Matrice ela Chiesadi San Sebastiano di fronte , dove hanno costruito l’Asilo Infantile) una al Carmine dedicata alla Madonna del Carmine e a San Francesco , e una in contrada San Carlo dedicata a San Carlo Borromeo , ormai da alcuni anni abbandonata. Da quell’anno si aggiunse un’altra Chiesa alla Pozzella , fonte di polemiche e di imbrogli per anni , dedicata all’Immacolata Concezione . Misero la legge che i morti della Pozzella non potevano essere presi ed accompagnati al Cimitero dai preti delle altre chiese. Era un modo per far campare il parroco di turno. Poi l’Oratorio a fine ottocento fu spostato al Carmine , dove venne anche costruito il Cuore di Gesù , perché trovarono un neonato deceduto , abbandonato tra le sterpaglie >> .

Don Dottore vedeva che seguivo interessato i suoi racconti e per tenermi contento mi diceva che potevo tornare e che ero abbastanza grande per capire che la vita è uno svolgersi  di situazioni che ognuno pensa di avere in esclusiva personale , ma che in definitiva è invece un ripetersi monotono di vicende che in senso assoluto sono sempre ripetitive della quotidianità dell’uomo nella sua secolare e misera aspettativa di sopravvivere alle malattie , alle guerre ed alla cattiveria umana. E’ l’esperienza nella sua essenza suprema che fa agire con disinvoltura uno e con rischi un altro in un divenire di vicende che al momento sembrano importanti , ma che poi si perdono nella tempesta delle miserie umane.

Nonno Costantino continua a parlare assorto in pensieri che vengono da lontano

<< Tornai perché le storie erano affascinanti e me ne raccontò tante , ma proprio tante che ci vorrebbero mesi per ricordarle tutte. E , sapendo che tu vuoi ascoltarle incomincerò da lontano >>  .

E così decise di raccontarmi alcune delle storie che conosceva , una per sera, come in un libro antico che aveva letto , per tenermi compagnia. E le ripeto a te e a tuo figlio perché , un giorno quando non ci sarò più possiate dire che il tuo vecchio padre ha contribuito a far ricordare un passato che nessuno vuol conoscere , ma che tutti dovrebbero sapere per evitare che stupidi errori vengano ripetuti e che personaggi ormai presenti da secoli non abbiano la stessa possibilità di prendere in giro il prossimo distruggendo la voglia di crescere e di migliorarsi degli altri….(continua….)

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